Luciano BONAZZI: Un Negroni sul Torrente Ravone – A Negroni on the Ravone torrent, Bologna 2012

Luciano BONAZZI:

Un Negroni sul Torrente Ravone – A Negroni on the Ravone torrent

Bologna 2012

Preprint / Abbozzo di recensione per : Rivista italo-austriaca di scienze e filosofia –
Italienisch-österreichische Zeitschrift für Wissenschaft und Philosophie /10

Ormai è noto ai quattro angoli della terra! Ne fa cenno persino la Xenophobe’s Guide to the Italians: gli uomini di lettere e di scienza dell’Italia contemporanea vergano – se mai ancora lo fanno, anziché limitarsi a “presenziare” qualche convegno – volumacci straripanti di finte sottigliezze, di inutili citazioni,  di geniali capziosità.

Interrogati, però, sul senso profondo dei loro studi, tendono a bofonchiare, a buttarla in politica, a parlarti del loro impegno giovanile («già fin dagli anni ’70!»): quasi a nascondere la loro ignoranza completa in genere e della loro disciplina specialistica in particolare.

Insomma, siamo agli antipodi della prima massima che impara anche uno studentello appena capitato a Oxbridge; e che suona: Good language is plain language easily understood.

Difronte a tal degrado culturale, forse senza precedenti nella storia della Penisola, una piacevolissima sorpresa è l’ultimo libro di Luciano Bonazzi: Un Negroni sul Torrente Ravone – A Negroni on the Ravone torrent, 2012 – ISBN 9788889982358.

Quasi in perfetta antitesi al provincialismo imperante nell’accademia e nell’editoria italiana – che uniscono all’esterofilia affettata un’abissale mancanza di comprensione e di sensibilità autentiche per le lingue e civiltà straniere – questo bolognese (ma trapiantato all’estero) riesce a un unire storia globale e storia locale in un ininterrotto, sottile, gioco di specchi: che ricorda certi artisti, tra i più tipici della sua terra, quali Guareschi, Longanesi, Bacchelli, Guerra, Fellini.

Persino certo dottoreggiare (tipicamente felsineo) che in altri Bolognesi, scrittori o profani, diviene talvolta fastidioso, didascalico, pedante, in Luciano Bonazzi non è mai spiacevole; ma un affabulare amichevole, conviviale: meravigliosamente – stavo per dire “dolcemente” – innestato sia nel tessuto linguistico complessivo che nella trama narrativa, avvincentissima.

Sempre al contrario del culturame culturicida che impera nei circoli intellettuali della sua città natale, dove stile ostico, tecnicismi inutili e prolissità servono troppo spesso a nascondere la mancanza di contenuti profondi e originali, il linguaggio di Luciano Bonazzi (che sembra rivivere Bologna nella lontananza, riattingendo proprio mercé questo estraniamento alle fonti più schiette ma più dimenticate della città) è semplice e scintillante a un tempo: – per questo primo motivo il libro è consigliabile anche per la didattica dell’italiano. Mentre la seconda ragione per cui se ne consiglia l’acquisizione in special modo alle biblioteche di Italianistica e Filologia Romanza è che il testo è accompagnato da una traduzione continua in lingua inglese, di Eros Bonazzi, che può agevolare chi non sia madrelingua.

(Primissimo abbozzo di Federico Ramponi per Rivista-Zeitsch. X, Gennaio 2013)

(Sito personale di Luciano Bonazzi)

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